Ad un caffé con… Sergio Tazzer, Giornalista

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Il prossimo 8 maggio avrà luogo il nostro quarto e ultimo seminario sul tema degli “Anni Settanta in Italia e in Germania”. Stavolta interverra sulla tavola rotonda il giornalista Sergio Tazzer, che farà un confronto tra la stampa italiana e quella tedescha in merito degli Anni Settanta….

 

Sergio Tazzer (Fonte: S. Tazzer)

(Acquedotto) Come venivano presentati i tragici avvenimenti degli anni Settanta dai media di quel periodo?

(Sergio Tazzer) I media trattarono non con grande cura i primi attentati. Solo dalla strage di Piazza Fontana del 1969 cominciarono a seguire con impegno l’argomento. Gli schieramenti si crearono quasi subito. Il primo, moderato-conservatore, abbracciava la teoria degli opposti estremismi. Il primo a usare la formula fu l’allora prefetto di Milano Libero Mazza in una lettera al ministro degli Interni, restivo. Dall’altra parte, venne usata la formula della “strategia della tensione”. Con l’andare degli anni e l’incrudelirsi del terrorismo, si giunse quasi ad una visione monocorde dei mezzi di informazione impegnati anch’essi nella lotta al terrorismo brigatista e neofascista. Fra i giornalisti vittime del terrorismo, ricordo il vicedirettore della Stampa, Carlo Casalegno.

I media hanno avuto una qualche influenza su quegli avvenimenti? Se si, quale?

I media, soprattutto la televisione, influenzarono l’opinione pubblica riferendo e amplificando l’efferatezza degli atti terroristici. Grande impatto ebbero, dopo la bomba alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana a Milano, la strage di Piazza della Loggia a Brescia, quella del treno Italicus a S. Benedetto Val di Sambro, l’esplosione alla stazione di Bologna, ma soprattutto l’agguato e la cattura da parte delle BR di Aldo Moro, i suoi strazianti 55 giorni di prigionia e la sua uccisione. Gli anni di piombo possiamo dire che si chiusero con la liberazione del generale americano James Lee Dozier in un covo brigatista a Padova nel 1982.

Nell’ultimo decennio, sono stati tanti i libri, i film, le serie televisive e i documentari che hanno trattato degli anni Settanta. A suo avviso, c’è una corretta rappresentazione di quel periodo?

Le ricostruzioni degli anni di piombo ci sono state e non tutte, anzi: quasi tutte sono state viziate dalla tendenzialità ideologica. L’ultimo nell’ordine di tempo è un film di Piazza Fontana, nel quale la ricostruzione dei fatti è stata respinta da uno dei più ferrati segugi del tempo, l’uomo che smascherò la cellula neofascista, il magistrato trevigiano Giancarlo Stiz. Va detto che certe ricostruzioni cinematografiche o drammaturgiche, pur supportate dalla pubblicità e dalla promozione, lasciano il tempo che trovano. De resto, per avere una ricostruzione storia obiettiva credo che dovremo aspettare la prossima generazione di storici. Credo che questo valga anche per la Germania.

L’intervista è stata condotta da Valentina Faienza, Stagista KAS Roma

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A proposito: Da Marzo a Maggio 2012 stiamo organizzando insieme alle università LUMSA e LUSPIO un ciclo di conferenze sul tema „Gli Anni Settanta in Italia e Germania: crisi e trasformazioni“. Le date e i luoghi aggiornate potete consultare sul nostro sito web. Il prossimo e ultimo seminario avrà luogo l’8 maggio nella sede della LUMSA. Tra i relatori ci saranno oltre a Sergio Tazzer anche Claudio Siniscalchi, Julia Albrecht e Corinna Ponto. Non mancate!

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