Il consumatore maturo – Intervista con Carlo Petrini

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“Ho bisogno di conoscere la storia di un alimento. Devo sapere da dove viene. Devo immaginarmi le mani che hanno coltivato, lavorato e cotto ciò che mangio.”

Carlo Petrini da Bruno Cordioli

Carlo Petrini, fondatore e presidente internazionale della Slow food, vuole sapere cosa mangia. La sua organizzazione si impegna a livello mondiale per un’agricoltura responsabile, un sano allevamento degli animali e la trasparenza nel mercato della nutrizione. Abbiamo conosciuto Carlo Petrini al congresso “Alimentare il futuro” a Roma e, tra le telecamere e i giornalisti, siamo spontaneamente riusciti ad ottenere un’intervista.

CÄCILIA: Signor Petrini, più solidarietà e la costruzione di un’economia di sostanza – queste erano ad oggi le parole chiave del Congresso “Alimentare il futuro” in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Lei ha sostenuto che per un prodotto alimentare sicuro anche l’agricoltura locale deve essere rafforzata, affinché le regioni dipendano meno dall’importazione. Come si potrebbe realizzare in Italia un tale rafforzamento?

CARLO PETRINI: Per dare forza all’agricoltura locale si deve esigere da parte di tutti una grande mobilitazione. Le istituzioni dovrebbero creare degli aiuti, anche solo di tipo organizzativo, per permettere ai mercati dei contadini di poter vivere e alle realtà produttive di avere una loro dignità.

Solo da parte delle istituzioni?

Anche da parte dei consumatori, che devono diventare più sensibili rispetto ai prodotti locali e quindi concepire che il rapporto diretto con i contadini, anche se costa qualcosa in più, permette  di guadagnarci in qualità, e di risparmiare su medicine e altro. Sarebbe quindi utile un’educazione più forte sull’importanza dell’economia e dell’agricoltura locale rispetto all’ambiente, alla salute, alla dignità sociale. Fino a quando ciò non verrà raggiunto, troveremo probabilmente cibi economici, ma i costi indotti che hanno questi cibi e le loro esternalità negative, saranno sempre di gran lunga superiori a ciò che il consumatore paga al momento dell’acquisto.

Slow food e globalizzazione, è una contraddizione?

No. Vincere una globalizzazione negativa significa costruire una globalizzazione positiva. Il problema è che ognuno a casa propria non riesce a contrapporre una visione articolata efficace in grado di rispondere a queste multinazionali. Terra Madre http://www.terramadre.org/ , con la sua rete di comunità sparse in ogni angolo del pianeta, lavora quotidianamente per dare forma a questa nuova visione, grazie anche ai moltissimi giovani che non sono più d’accordo su questo criterio di sviluppo, su questa concezione produttivistica, e che sono oggigiorno molto più rispettosi dell’ambiente e della socialità. Questa rete, che si muove automaticamente, che non ha gerarchie e non ha strutture, è la forza della globalizzazione virtuosa. Noi vogliamo che il nostro esempio venga recepito anche dai governi e dalla politica che, ahimè sia di destra che di sinistra, riguardo a queste problematiche si dimostra spesso sorda.     

Per saperne di pìu:

www.slowfood.com

L’intervista è stata condotta da Cäcilia Schallwig

 

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